Analisi: Parigi – Roubaix 2022

Parigi - Roubaix 2022

 
La campagna del Nord riprende, finalmente, il 17 Aprile.
Il Giro delle Fiandre ha regalato momenti di grande ciclismo quando il cyborg Tadej Pogacar, che aveva preso in pugno la corsa e staccato tutti tranne un grande Van Der Poel, ha subito una lezione di sprint dal campione olandese. Roba da scrivere nei manuali di ciclismo.
Anche l’Amstel Gold Race, scambiata nel calendario con la Roubaix dai rispettivi organizzatori, ha visto uno sprint all’ultimo sangue, stavolta senza tatticismi, tra un grande Cosnefroy e il finalmente ritrovato Kwiatkowski, che al fotofinish è risultato essere il vincitore.
Ed eccoci a Compiègne, 85km a nord di Parigi, vera sede di partenza della terza Classica Monumento della stagione, la centodiciannovesima Parigi-Roubaix.
257,2km, tutti in pianura, ma 30 settori per 54,8km di pavè. È la Classica dei passisti veloci, grandi e potenti, e dei finisseur, abili in bici e pronti ad interpretare ogni tipo di finale. È una corsa fuori dal tempo, con l’asfalto e i miglioramenti tecnici che non ne hanno cambiato l’identità. Come nel 1896, l’assenza di salite non allevierà la fatica e la selezione. Come tutte le corse del Nord, si correrà all’ attacco, con i capitani in avanscoperta e i gregari che faticheranno ad aiutarli. Sarà una corsa ad eliminazione, che si accenderà già a 94km dal traguardo, con il passaggio nella foresta di Arenberg. Da lì mancheranno altri 18 settori di pavè, tra i quali i durissimi Mons-en-Pévèle e Carrefour de l’Arbre. Per uscire vincitori dall’Inferno del Nord, bisognerà passare da lì.
L’anno scorso fu grande Italia, con Moscon che sembrava involato verso la vittoria dopo una lunga cavalcata solitaria. Invece, lo fermarono una foratura ed una caduta, che consentirono ad un altro italiano, Sonny Colbrelli, di trionfare al termine di una grande volata, sempre con Van der Poel protagonista, insieme al giovane Florian Veermersch.
Quest’anno, né Moscon, né, come sappiamo, Colbrelli, potranno essere protagonisti di una corsa che sarà tutta sulle spalle di un solo corridore: Mathieu Van der Poel. Dopo il lungo stop e l’incoraggiante rientro a Sanremo, il nipote di Raymond Poulidor, figlio di Adrie Van der Poel, ha vinto in successione una tappa alla “Coppi e Bartali”, l’ “Attraverso le Fiandre”, e il “Giro delle Fiandre”. Le due settimane di distanza tra Fiandre e Roubaix potrebbero penalizzarlo a livello di tenuta della condizione, visti anche i suoi programmati impegni al Giro d’Italia e al Tour de France. Può contare, tra i suoi uomini, sull’ esperto e forte Gianni Veermersch, che potrebbe togliergli molta pressione entrando nelle fughe e costringendo altre squadre a lavorare.
Un po’ nascosto, ma pur sempre tra i favoriti, c’è Wout Van Aert, che sembrava tirato come una corda di violino prima del Fiandre, e che invece è stato fermato dalla positività al Covid-19 ed è stato considerato arruolabile dai dottori solo a tre giorni dalla Roubaix. Di lui non si conosce il vero stato di forma. Ad ogni modo la sua sarà una corsa di rimessa, poi, la strada, gli darà le indicazioni: se starà bene, correrà per vincere; se non sarà in grado di farlo, correrà per Christophe Laporte.
Anche Pedersen e Stuyven, seppure ancora mai veramente protagonisti su queste strade, hanno tutte le potenzialità per vincere una corsa del genere, e correndo nella stessa squadra potrebbero diventare letali per i rivali. Dopo di loro, tutti i grandi specialisti: Florian Veermersch; la corazzata Quick-Step, che si presenta con Asgreen, Stybar, Senechal, Ballerini e Lampaert; Campanaerts; i vecchi Gilbert, Van Avermaet, Kristoff (considerato in ottima forma), Degenkolb e il nostro Trentin; i sempre pericolosi Madouas, Turgis, Mohoric, e Naesen.
Infine, due suggestioni: Stefan Kung, già protagonista al Giro delle Fiandre, passistone che sembra costruito per questa corsa; e Filippo Ganna, già vincitore tra i dilettanti, che si è preparato molto bene, anche se nelle corse in linea ha sempre sofferto.
Molti nomi, tutti interessanti, ma, va ripetuto, un solo faro: Mathieu Van der Poel. Per una doppietta nello stesso anno riuscita per la prima volta nel 1923 allo svizzero Henri Suter e ripetuta undici volte in 99 anni.
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